Ecco uno degli ultimi incontri della stupenda carriera di uno dei portabandiera del karate italiano nel mondo: Davide “The King of Uramawashi” Benetello.
Si tratta della sfida Francia Vs resto del mondo, dove Davide combatte contro Florian Malguy, sfoggiando tecniche spettacolarissime e grande spettacolo!
Da non perdere l’appuntamento di giovedì 3 aprile con lo SHOW DEI RECORD, condotto da Barbara Durso, su Canale 5!
A tentare un’impresa tra i vari concorrenti della serata ci sarà anche il campione di Karate Davide Benetello!
Da oggi disponibile su You Tube il video con alcune tra le più belle azioni sul tatami di Gennaro Talarico.
Calendario 2008 – Stage di Kata con Vincenzo Figuccio
Sabato 2 Febbraio 2008 – PALESTRA RONIN Monza, Via Savonarola 19
Sabato 1 Marzo 2008 – PALAZZETTO COMUNALE Barlassina, Via Vecellio
Sabato 10 Maggio 2008 – PALAZZETTO COMUNALE Barlassina, Via Vecellio
Quest’oggi abbiamo il piacere e l’onore di intervistare un grande mestro di Karate, un personaggio che ha fatto dell’arte di Okinawa la propria Via: Paolo Bolaffio, ideatore del metodo Makotokai.
Buongiorno Maestro e grazie per aver accettato di parlare con noi di Karate Mag.
Grazie a Voi per l’onore che mi riservate.
Domanda di rito. Come ha iniziato e come si è avvicinato alla pratica del Karate?
Ho iniziato a praticare la Scherma (spada e fioretto) all’età di 5 anni. Quando avevo circa 8 anni, alla fine del nostro allenamento, in una sala adiacente alla sala Scherma, vidi un giovane giapponese vestito di bianco fare dei bellissimi “gesti” nell’aria con una armonia che ricordo mi affascinò in modo addirittura violento. Mi misi spesso a guardarlo seduto in silenzio ed un giorno con un ampio sorriso in un italiano molto stentato mi chiese se volevo “fare un poco con lui”. Non si trattava di un corso, non vi erano altri allievi e nessuno sapeva cosa in realtà stesse facendo quel giovanotto giapponese. Diventai senza saperlo allora un suo allievo. Egli era in Italia per studiare ospite di una famiglia Italiana i cui padri si erano conosciuti per qualche motivo in tempo di guerra. All’inizio neanche riuscivo a capire cosa stessi facendo ma quei movimenti perfetti erano in qualche modo “già conosciuti” e non mi fu più possibile smettere.
Nel corso del tempo, durante i suoi studi, ha incontrato degli insegnanti o dei compagni di allenamento che hanno contribuito direttamente a formare la sua visione del Karate e il suo modo di praticarlo?
Diverse “esperienze Marziali” si sono poi negli anni susseguite, quando in Italia pochi ancora sapevano cosa fosse il Karate Do. Ho avuto la fortuna di praticare ed allenarmi con nomi molto famosi e con sconosciuti di abilità a volte anche superiori. Molti credono che io sia da sempre un “tradizionalista”…niente di più errato. Ho praticato, tra i primi in Italia, il Full Contact con il Maestro e caro amico Jean Paul Pace, ex Nazionale della “grande” Francia, quella di Dominique Valerà per intenderci. Ho avuto la grande fortuna di partecipare invitato ed introdotto dal Maestro Zimmerman di Vienna ad uno Stage di Soke Oyama Masutatsu, che devo dire mi colpii molto per la sua grande carica umana e la precisione delle spiegazioni che niente lasciavano al caso. All’epoca, durante l’estate, mentre gli amici andavano e partivano per vacanze all’insegna del divertimento, io con il mio zaino partivo da solo per l’oriente per cercare chi mi potesse insegnare “di più”. Ricordo bene di aver dovuto vendere la mia moto per comperare il primo biglietto aereo.Ho provato il Kalaripayat in India, la Thai in Tailandia, il Silat, molti stili Cinesi ed ovviamente il Karate ad Okinawa con il Maestro Sugino. Cercavo le “radici” cercavo di comprendere meglio quello che mi era stato detto: le Arti Marziali sono una montagna e la cima è una sola. Credo solo adesso di aver capito e mi considero solo un allievo dei miei Maestri. Dal 1983 l’esperienza con il Maestro Shirai, il Maestro Kase, Il Maestro Enoeda mi ha molto segnato. Nella grande Scuola del Maestro Shirai ho incontrato Maestri e grandi persone, veri amici e non. Il Maestro Maurizio Marangoni poi è stato per me come un fratello maggiore e da lui ho appreso molte verità (a volte anche scomode) che continuo a riportare ai miei allievi. Sono stato Fondatore dell’ISI e suo Vice Presidente, della FIKTA, e di altri enti ed organizzazioni mondiali ed europei. Direttore Tecnico della FESIK e Direttore di Gara Mondiale nella WKC, nonchè fondatore e Direttore Tecnico della FEDIKA dalla quale mi sono ritirato per poter meglio concentrarmi sullo studio del mio metodo, il Makotokai.
Che cosa significa per lei Karate Do?
Escludendo le radici storiche che tutti ben conosciamo, le cose per me stanno così: un bel giorno camminando per una strada tranquilla incontri una persona. “buongiorno, ti dice, il mio nome è Karate Do…tu come ti chiami?” Da qui inizia una conversazione che porta il nuovo amico dopo un po a dirti: “sei una persona interessante, posso unirmi alla tua Via?” Il Karate Do non è una sola Via e non ha un solo significato. Non siamo noi che ci incamminiamo lungo la Via del Karate ma è il Karate Do che segue la nostra Via, nel bene e nel male, gratificandoci con la sua presenza. Il Karate Do è come uno strumento, ad esempio un violino. Molti lo usano bene cercando di imparare a suonare ed alcuni diventano Maestri concertisti e famosi solisti, altri lo lasciano li ad invecchiare o lo fanno diventare un ricordo ed altri poi cercano di trasformarlo in una tavola da surf oppure lo usano per piantare chiodi… Non siamo noi a camminare sulla strada del Karate è impossibile. Esiste solo la Via del Karate che noi crediamo che sia, ma sbagliamo ancora perchè quella è solo la nostra vita ed è il Karate Do che si compiace di seguirci. Esiste solo il significato personale del Karate Do, esso varia da persona a persona. Credetemi, chi ha una opinione precisa sul significato filosofico (non storico) del Karate Do in realtà offre solo la sua interpretazione ed è per definizione un principiante.
Che cosa l’ha portata ad un certo punto della sua vita da marzialista a diventare insegnante?
Il puro caso… Ho studiato Fisica all’università e non ho mai voluto specificatamente diventare un insegnante di Arti Marziali. Confesso che la cosa che mi interessa di più ancora oggi è migliorare la mia tecnica e la comprensione della Vita. L’insegnamento, seppur accurato e consapevole, era un effetto collaterale, come “missione” l’ho completamente accettato solo da pochi anni.
Quale significato ha per lei la parola “maestro”?
Maestro è colui che sà, fà e fa fare. Indica la Via a coloro che la cercano ed aiuta chi rimane indietro. Maestro è colui che non si accontenta di conoscere la tecnica di combattimento ma cerca di comprendere la Vita nella sua interezza. Maestro è chi ha sbagliato più degli altri e quindi può spiegare l’errore. Maestro è colui che impara da tutto ciò che lo circonda, ed infine, Maestro è chi vivendo impara a morire e morendo insegna la vita. Detto tra noi…mi ci sono voluti molti anni di errori per diventare un buon Insegnante, adesso cerco di migliorarmi ancora.
Sappiamo che lei è un uomo di cultura, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e di esperienze formative, ci illustrerebbe gentilmente come e perché è arrivato all’elaborazione del suo metodo chiamato “MAKOTOKAI”?
Innanzi tutto Vi ringrazio per non averlo chiamato Stile. Sapeste che piccola baraonda e tempesta mentale genera nei più la parola Stile. Il Makotokai è un metodo di allenamento che è stato creato da me e dai miei allievi negli anni basandosi su molte esperienze personali. La base del Makotoaki è il Karate Shotokan e da esso si parte. Una delle caratteristiche più interessanti del Makotokai è il movimento a “recupero di energia” che consente un grande risparmio energetico ed una maggiore efficacia dei colpi. Questo proviene dal mio studio delle Arti Cinesi con il grande Maestro Ho, dal quale sono stato chiamato Figlio.
Quali sono le caratteristiche principali del Karate Makotokai? Quali studi sono previsti all’interno di questo metodo? Quali sono gli obiettivi della pratica?
Come ho detto, una delle caratteristiche più interessanti del Makotokai è il movimento a “recupero di energia” che consente un grande risparmio energetico ed una maggiore efficacia dei colpi. Per provare le nostre teorie e quello che facevamo abbiamo costruito una macchina che misura oltre all’impatto anche l’accelerazione e lo scostamento dall’asse perfetto di trasmissione della forza.L’abbiamo chiamato MAIMAC che significa Makiwara – impattometro – accelerometro. Tramite questa macchina abbiamo scientificamente provato che gli atteggiamenti tipici del Karate Tradizionale e le sue tecniche non solo non sono efficienti in termini di velocità ma anche scarsi in termine di forza di penetrazione. Questa era già una ipotesi ma usando una macchina e criteri di esperimentazione scientifica con sistemiin doppio cieco, abbiamo definitivamente dimostrato che gli atteggiamenti forzati di alcune tecniche fondamentali non solo sono controproducenti in termini fisiologici ma anche del tutto privi di quella potenza leggendaria che è stata inculcata in occidente da leggende, films e racconti vari. Il MAIMAC ci ha poi portato sull strada giusta, indicandoci quail erano e sono I correttivi per trasformare una tecnica di potenza mediocre in qualcosa di veramente efficace. Ed eccoci al Makotokai… I fondamentali Makotokai sono su misura e non impongono un canone stilistico rigido. I fondamentali Makotokai rendono più libero chi pratica guidandolo ad una reale ed efficace trasformazione. Difficile spiegare oltre ed a parole,comunque per fare un esempio, tutti coloro i quail si sono prestati a poche ore di studio sulla macchina hanno migliorato la potenza dei loro colpi fino a moltiplicarla per più volte. Vorrei aggiungere che sono stati “usati” Karateki esperti sia Italiani che Giapponesi e tutti si sono ampiamente stupiti dei risultati. La chiave è quell movimento a recupero di energia di cui parlavo prima. Ovviamente, perchè praticare la ricerca della potenza dei colpi se poi non si colpisce niente? Ecco quindi la necessità di avere un Karate a contatto per poter lavorare con più chiarezza di idée. Molti credono che il Makotokai sia un sistema simile allo stile Kyokushinkai ma non è così, certo c’è il contatto ma le radici ed il modo di muoversi sonon completamente diversi.Difficile da spiegarsi sulla carta, ma credetemi se vi dico che inventare l’acqua calda non è il mio stile di vita.
Le sue lezioni e i suoi stage si contraddistinguono da quelle di molti altri insegnanti per la serenità e l’armonia di fondo. Crede che queste siano indispensabili per la formazione dei praticanti?
Non esiste vera forza se non vi è armonia. Non ci può essere trasmissione da parte di un insegnante ad un allievo se non vi è armonia. Il Maestro di Arti Marziali impartisce lezioni, esse a volte sono facile ed a volte sono dure ma non vi è motivo per non insegnare che tutto si muove in armonia e semplicità. Io credo di essere una persona fortunata ed è per me un onore che gli Allievi vogliano da me imparare. Con questo atteggiamento di riconoscenza io mi accingo sempre ad insegnare. Diversamente non potrei.
Quali altre arti marziali conosce in maniera approfondita oltre al Karate?
Pratico con assiduità lo studio del Taiji e del Pa Kwa Chang oltre alle cinque armi cinesi classiche.
Che cosa l’ha spinto verso lo studio di altre discipline?
La bravura dei Maestri che ho avuto la fortuna di incontrare. Nel passato ero solito chiedere di confrontarmi in combattimento amichevole con chi avevo di fronte. Solo così è possible comprendere che chi hai incontrato è in grado di poterti insegnare qualcosa. Molte volte ho incontrato solo “forme” ma sono stato fortunato ed alla fine ho incontrato il mio Maestro il mio secondo Padre. Egli ha colmato I miei vuoti e completato il mio addestramento di base.
Le riporto alcune frasi scritte su una dispensa per tecnici della sua passata organizzazione, inerenti allo scopo sportivo e al problema olimpico del Karate: “….c’è da augurarsi che il Karate riesca un giorno ad essere assorbito tra le discipline organizzate dal Comitato Internazionale Olimpico (C.I.O.). Il traguardo olimpico aprirà così una nuova fase di espansione del Karate che porterà ad una dimensione veramente internazionale, un qualche cosa che non riguarderà più i soli addetti ai lavori…..”
Condivide ancora questa opinione?
Se il Karete andasse all Olimpiadi sarebbe un bene per il Karate sportivo ed un probabile disastro per il Karate tradizionale. Personalmente credo che tutto ciò che deve accadere è un bene, anche quando appare diverso e quindi se il Karate andrà alle Olimpiadi ben venga. Noi continueremo a studiare comunque.
Che cosa si augura per il Karate del futuro e i suoi praticanti?
Il Karate può essere un incontro positivo per una persona. Il Karate del futuro non sarà diverso dall’uomo del futuro, quindi mi auguro che sia un Karate sorridente, potente (intelligente) e sereno, come vorrei che fosse l’uomo del futuro.
Se una persona volesse praticare con lei ed i suoi allievi cosa deve fare?
Semplicemente venire ad allenarsi in uno dei numerosi appuntamenti aperti che abbiamo durante l’anno. Troverà persone simpatiche ed aperte che si allenano con serietà e consapevole serenità. Grazie Maestro per la sua cortesia. Le auguriamo tutto il bene possibile per lo sviluppo e la divulgazione del MAKOTOKAI. Le diamo appuntamento per un’altra chiacchierata per continuare questo viaggio nella ricerca del Karate Do.
Per coloro che ne volessero sapere di più ecco il sito ufficiale: www.makotokai.com www.makoto.it
In questi video potete vedere il M°Bolaffio all’opera:
http://it.youtube.com/watch?v=FzQd55ShBGA http://it.youtube.com/watch?v=Z79Yv1IEPfU&feature=related
“ALLENAMENTO CON IL BRINDISI”
28-30 dicembre 2007
Gennaro TALARICO e Davide BENETELLO
VI ASPETTANO PER BRINDARE AL NUOVO ANNO CON IL KARATEGI A SUON DI KIZAMI – GYAKU – MAWASHI E URAMAWASHI.
Presso l’HOTEL FELCARO Cormòns (GO)
per info
In questa intervista abbiamo parlato di Kata con uno dei massimi esponenti della scuola italiana nel mondo, uno dei componenti del “Dream Team” che per due volte consecutive ha raggiunto la vetta più alta ai Campionati Mondiali e che per innumerevoli volte è salito sul tetto d’Europa: VINCENZO FIGUCCIO.
Ciao Vincenzo, benvenuto su Karate Mag, come vanno le cose in questo periodo?
Molto bene, ottimo periodo fisico e mentale. Sono in un momento di costruzione nella mia vita per vari motivi. Il primo e che sto terminando la prima parte del percorso universitario in scienze motorie che mi sono prefissato, per poi procedere con la specialistica; in contemporanea stiamo lavorando in nazionale per preparare gli europei di maggio 2008 e i successivi mondiali a Tokyo 08 .Nelle palestre sociali stiamo costruendo i presupposti per fare un anno di attività agonistica ad alti livelli sia nel Kata che nel Kumite. Infine ma non per importanza, anzi, sto preparando insieme a Ramona il nostro futuro matrimonio in vista a Luglio del 2008.Posso dire che il 2008 sarà un anno molto intenso.
Parliamo dei tuoi inizi, che cosa ti ha attirato verso il mondo del Karate e in particolar modo a quello del Kata?
Il karate nasce come gioco e come diversivo alla strada, dato che io provengo dall’interland di Milano, zone che non offrono ai ragazzi che rimangono ai bordi dei marciapiedi, cose molto positive per il futuro. Per quanto riguarda la scelta del Kata è stata indotta dagli eventi. Io fino all’età di 16 anni partecipavo sia alle competizioni di Kata che di Kumite salendo sempre sul podio.Specializzarsi nello sport di oggi è giusto ma non precocemente, i ragazzi devono fare più esperienze possibili, perché saranno il valore aggiunto quando si inizierà a fare le gare in categorie più alte.
Quando eri un giovane karateka alle prime armi, quali erano i tuoi punti di riferimento in campo agonistico?
Devo dire con tutta sincerità che non avevo nessun atleta che mi facesse perder la testa, era l’ambiente in palestra e il maestro che ci creava stimoli e motivazioni.
Quali erano i campioni che ammiravi di più?
Sicuramente appena ho cominciato uno degli atleti che mi incuriosiva molto era Michael Milon, ex Campione del Mondo e d’Europa.e anche Abe, anche lui Campione del Mondo più volte.
Lo scorso anno a Tampere (Finlandia) ti sei riconfermato campione del mondo a squadre. Come ci si sente dopo molti sacrifici, impegni e rinunce, a raggiungere un risultato così importante, facendo scuola a tutte le altre nazioni compresi i maestri giapponesi?
Bisogna dire che essere riusciti a riconquistare il secondo titolo mondiale è stata una bella impresa. Sicuramente il titolo mondiale vinto per la prima volta in Messico nel 2004 ha avuto un sapore unico dato che battemmo il Giappone che era da VII edizioni la squadra campione del Mondo. Vincere contro il Giappone è stato un sogno, riconfermarsi a Tampere battendo la Francia è stato svegliarsi dal sogno e capire che era realtà. I sacrifici sono immensi sia quelli i che vivi in prima persona che quelli delle persone con cui vivi tutti i giorni e il coronare con delle vittorie queste lunghe assenze è la giusta ricompensa.
Quali sono attualmente le squadre in campo internazionale che hanno evoluto il modo di eseguire i kata sulle orme delle vostre performance?
Bisogna sinceramente dire che incominciano ad essere molte le scuole straniere che iniziano ad emulare la scuola italiana, come Lussemburgo, Inghilterra, Germania, grazie sicuramente anche ad un dominio sia in campo a squadre che individuale. Per quanto riguarda nazioni come Francia e Spagna, sono scuole molto legate ad un loro modo e secondo il mio punto di vista rimane molto più bello nel vedere sfide dove scuole di pensiero diverse mettono a confronto i loro atleti.
Il bunkai del kata Gangaku che esguite nelle finali è una delle routine più spettacolari di tutti i tempi! Sei conscio del fatto che questo tipo di applicazione abbia alzato notevolmente il livello delle competizioni?
Io mi ritengo ancora un atleta e come tale cerco insieme al D.T. Aschieri e ai miei due compagni Luca Valdesi e Lucio Maurino di continuare ad evolvere la nostra performance, perché la consapevolezza che si crea con le vittorie può risultare la componete fallimentare nella competizione successiva.Sicuramente il regolamento attuale dove vi è un Kata ed un Bunkai è motivo di grande spettacolo nelle finali Golden League, Europee e Mondiali.
Quanto conta nel Kata moderno la componente fisico-atletica?
Tendo spesso a precisare che la filosofia della federazione FIJLKAM è quella di eseguire delle prove nell’ambito Kata dove ci si attiene molto al Kata tradizionale, ovviamente essendo al fianco del CONI e quindi assieme a tutte quelle discipline sportive che partecipano alle Olimpiadi, abbiamo una mentalità scientifica, dove la prestazione atletica e fisica diventano inevitabili. Noi abbiamo come obiettivo il fatto di eseguire un Kata il più preciso possibile tecnicamente con una prestazione fisico atletica ai massimi livelli.
Come si allena un atleta per preparare una competizione di kata di alto livello?
Conosco come mi alleno io ed i miei compagni e posso dire che l’impegno nei periodi intensi di lavoro arriva fino alle 5 ore al giorno, adesso che abbiamo raggiunto un discreto livello.Anni fa si arrivava a fare fino alle 8 ore al giorno.Bisogna tener conto che in un allenamento che bisogna toccare molti aspetti, che vanno da quelli tecnici alla preparazione generica e specifica.
Quali sono i tuoi tokui kata?
I miei tokui sono: ENPI,KANKUSHO,UNSU,GANKAKU,SOCHIN.
Che cosa ne pensi dei Kata musicali e dei Kata artistici?
Io ritengo che i Kata di libera composizione siano il futuro del nostro sport, dato che la scelta in competizioni dove si eseguono 8 Kata per vincere, sia indispensabile.Bisogna assolutamente evolversi mantenendo l’identità “Karate” e l’introduzione di Kata musicali arricchisce ancor di più questo grande mondo, senza assolutamente dimenticare i Kata codificati che rimangono importantissimi.
Sappiamo che stai studiando e che ti occupi di scienza e karate, ce ne vuoi parlare?
Si, per ora sto portando avanti la mia formazione sia in ambito agonistico che universitario, che mi sta dando un ottima cultura e conoscenza, che potrebbe essere utile nel momento in cui l’attività delle gare finisca. Poter capire meglio come funziona il mio sport, spero mi dia la possibilità di contribuire più avanti nel farla evolvere in maniera intelligente.
Ci racconteresti un episodio divertente della tua vita da atleta?
Gli episodi che potrei raccontare in questi 14 anni di nazionale seniores sono infiniti. Vivere le esperienze in un gruppo cosi bello è motivo di divertimento costante, sicuramente divertente per i miei compagni, più che per me, è stato al campionato europeo del 1997a Tenerife, avevo 17 anni. Eravamo a tavola dopo una giornata intera di gare, la fame e la sete erano incalcolabili, tutti ordinammo da mangiare e io venni servito per ultimo; quando arrivò il piatto (dopo circa un’ora ) non era quello che avevo chiesto e allora dissi al cameriere con un tono non proprio cordiale che avevo chiesto il piatto come il mio compagno a fianco (Luca V.), e mentre indicavo il piatto, mi accorsi che era lucido come se non avesse mai mangiato e continuando a dirgli “la pasta era con i funghi….. i funghi “ tutti scoppiarono a ridere, perchè non solo parlavo in italiano in Spagna ma in più nel piatto non c’era nulla!
Nel corso della tua carriera agonistica qual è stata l’emozione più grande che hai avuto sul tatami?
Senza dubbio la gara indimenticabile è il mondiale vinto in Messico nel 2004. Vittoria memorabile 5-0 sul Giappone che arrivava da 7 titoli mondiali consecutivi.
E’ vero che stai preparando un evento per il lancio ufficiale del tuo sito internet?
Si, il 17 Novembre 2007, a Barlassina farò l’inaugurazione del mio nuovo sito con l’intento di dare modo a tutti coloro che sono appassionati di poter aprire sul web una nuova pagina dedicata al mondo Karate intitolata www.vincenzofiguccio.com .Spero vengano in molti dato che lo staff che ha pubblicizzato l’evento ha fatto un ottimo lavoro e saranno messi in regalo molti gadjet per tutti coloro che saranno presenti.
Quale consiglio daresti oggi ad un giovane praticante che sogna di imporsi nelle competizioni come hai fatto tu?
Il consiglio che posso dare è sicuramente frutto di anni di gare ed è quello di vivere l’agonismo con passione, serietà ma con divertimento; di portare sui tatami di tutto il Mondo quello che finora ci ha sempre distinto da tutti e cioè l’umiltà, il rispetto dell’avversario e la voglia di vincere.Fare agonismo deve essere un mezzo per crescere e affiancarsi persone di cui ti puoi fidare ciecamente come io con i miei due compagni di squadra, Luca Valdesi e Lucio Maurino.
Parliamo del sogno di ogni sportivo. Quanto ci avresti tenuto a partecipare ai Giochi Olimpici?
Io per la partecipazione ad una Olimpiade sarei stato disposto a rinunciare ai titoli Mondiali vinti, ma dal momento che non ci sarà per me la possibilità di parteciparvi per problemi legati all’età, proverò a mettere a disposizione la mia formazione alla federazione FIJLKAM con l’auspicio di poter accompagnare, chissà magari, da tecnico federale un atleta, insieme ai miei due compagni di squadra, vivendo in una forma diversa l’emozione Olimpica. Colgo l’occasione per fare “l’imbocca a lupo” ai ragazzi del Judo e della Lotta che si sono qualificati per i Giochi Olimpici di Pechino 2008.
In conclusione. Come vedi il Vincenzo Figuccio del futuro?
Forse ho già un po’ anticipato nella risposta precedente, ma vorrei contribuire alla continua evoluzione del karate come sport e per questo mi sto istruendo il più possibile .Credo che aver raggiunto grandi apici nello sport come agonista non sia sufficiente e che bisogna conoscere lati che solo l’istruzione scolastica ti può dare. Sto riuscendo a far questo grazie anche alla possibilità che il Centro sportivo Carabinieri mi dà e sinceramente sono molto soddisfatto di questo percorso.
Saluti e ringraziamenti.
In questo cammino che continua e diventa sempre più bello le persone da ringraziare sarebbero infinite; vorrei aspettare il giorno che termino la carriera agonistica per nominarli tutti. Per ora mi và di darvi appuntamento prima ai Campionati europei di Tallin 2008 e successivamente ai mondiali di Tokyo 2008 con l’auspicio di proporre il Karate italiano sempre ai massimi livelli.Quindi voglio porre un arrivederci e non concludere qui un capitolo agonistico ancora molto aperto e spero florido di vittorie.
Continuano gli speciali dedicati al mondo del Karate e in particolare della disciplina del Kumite. Abbiamo realizzato una bella intervista con un nome che ha fatto storia sui tatami di tutto il mondo, prima come atleta, con una carriera ricca di soddisfazioni e tra le più longeve in assoluto, e ora come grande tecnico: Gennaro Talarico.
Buongiorno Gennaro e benvenuto con la tua intervista tra le pagine di Karate Mag.
Come ti sei avvicinato al Karate e al mondo delle competizioni?
HO SAPUTO CHE ERA INIZIATO UN CORSO DI KARATE IN UNA SCUOLA MEDIA VICINO A CASA MIA ED INSIEME AD ALCUNI AMICI HO FATTO LA LEZIONE PROVA (LA PRIMA LEZIONE RICORDO ANCORA DI AVERLA FATTA CON I VESTITI CHE AVEVO ADDOSSO), ED E’ STATO AMORE A PRIMA VISTA. CON IL PASSARE DEGLI ANNI SONO INIZIATE LE PRIMA GARE DI KATA E POI DI KUMITE ED A 17 ANNI FACCIO IL MIO PRIMO CAMPIONATO ITALIANO DI KUMITE E LO VINCO. DA QUEL MOMENTO L’APPROCIO ALLE GARE E’ CAMBIATO PERCHE’ ERO IL CAMPIONE ITALIANO E NON POTEVO FARE MALE.
Hai mai avuto dei modelli di riferimento? C’erano degli atleti che ti piacevano per il loro modo di combattere?
PRIMA DEL CAMPIONATO ITALIANO NON CONOSCEVO NESSUNO IN PARTICOLARE SE NON QUELLI CHE ERANO CONSIDERATI BRAVI NELLA MIA REGIONE, DOPO HO INIZIATO A VEDERE ATLETI CHE MILITAVANO NELLA NAZIONALE JUNIORES ED ALLORA IL MIO MODO DI COMBATTERE HA SICURAMENTE SUBITO DEI CAMBIAMENTI. AL TEMPO NON C’ERANO MODELLI PARTICOLARI AI QUALI FARE RIFERIMENTI ANCHE PERCHE’ ERA UN KARATE POVERO DI CONTENUTI TECNICI. ALCUNI NOMI AI QUALI DAVO PIU’ ATTENZIONE ERANO I FRATELLI GUAZZARONI, NICOLA SIMMI E FRANCESCO D’AGOSTINO.
Sei stato uno degli atleti dalla carriera più longeva del panorama internazionale, quando hai terminato le competizioni?
ALL’ETA’ DI 36 ANNI.
Sei tuttora legato al mondo delle gare grazie ai tuoi atleti, grazie agli incarichi federali e grazie al tuo modo di fare Karate. C’è stato un momento particolare, un motivo che ti ha spinto a diventare insegnante o ti è venuto naturale a fine carriera agonistica?
IN REALTA’, GIA’ DA ATLETA, NELLA PALESTRA DOVE MI ALLENAVO TENEVO I CORSI DI KUMITE, QUINDI NEL MOMENTO IN CUI MI SONO RITIRATO HO DEDICATO INTERAMENTE IL TEMPO AD INSEGNARE SENZA PENSARE PIU’ AI MIEI IMPEGNI AGONISTICI.
Quanto è cambiato il Karate agonistico dai tempi in cui eri tu a calcare il tatami ad oggi che lo fanno i tuoi allievi?
IO DEVO PREMETTERE CHE HO PASSATO PIU’ EPOCHE, DAL COMBATTIMENTO SENZA GUANTINI SINO AL REGOLAMENTO IN VIGORE ATTUALMENTE, E POSSO AFFERMARE CHE E’ CAMBIATO MOLTISSIMO. UN CAMBIAMENTO CHE HA PORTATO LA NOSTRA DISCIPLINA (SECONDO IL MIO PARERE) A CONSIDERARE IL KARATE DA “ARTE MARZIALE” A DISCIPLINA SPORTIVA.
Secondo te in Italia quanto hanno contribuito i gruppi sportivi militari a questa evoluzione?
PENSO MOLTISSIMO PERCHE’ HANNO DATO UNA SPINTA VERSO UN KARATE PROFESSIONISTICO.
La scuola italiana di Karate, gode di grande stima all’estero soprattutto grazie all’ottima forma tecnica. La situazione continuerà ad essere così?
PENSO DI SI’, PERCHE’ NELLO SPORT NON E’ COME NELLA POLITICA, DOVE SONO LE PAROLE O LE PROMESSE A FARLA DA PADRONE, QUI SONO I FATTI CHE DEVONO SEGUIRE ALLE PAROLE, QUINDI FINCHE’ IL MONDO RICONOSCE , GRAZIE AI RISULTATI AGONISTICI CHE OTTENIAMO IN CAMPO INTERNAZIONALE QUESTA POSIZIONE DI LEADER BISOGNA PRENDERNE SOLO ATTO. QUESTO PERO’ NON DEVE ESSERE UNA SITUAZIONE NELLA QUALE CI SI PUO’ ACCOMODARE SENZA LAVORARE, ANZI SEI COSTRETTO AD IMPEGNARTI DI PIU’ NELLO STUDIO E NELLA RICERCA CON L’AUSILIO DELLA MEDICINA DELLA BIOMECCANICA E QUANT’ALTRO.
Qual era la tua tecnica che temevano di più i tuoi avversari?
SICURAMENTE IL KIZAMI-TSUKI, MA IO NON PARLEREI SOLO DI TECNICA PERCHE’, A SENTIRE I MIEI AVVERSARI DI TUTTO IL MONDO IL PROBLEMA CHE TROVAVANO NELL’AFFRONTARMI ERA SULLA GESTIONE DEL COMBATTIMENTO SULLA DISTANZA E SULLA PROFONDITA’ DELLE TECNICHE.
Lo era per dote naturale o per un lavoro ben strutturato che ha dato i suoi frutti?
PER TUTTE E DUE, PERCHE’ DA UNA PARTE LA DOTE E’ LA GRANDE PRESENZA DI FIBRE BIANCHE PRESENTI NEI MIEI MUSCOLI (CIRCA IL 60%) CHE MI PERMETTEVA DI ESSERE RAPIDO DALL’ALTRA PER UN LAVORO STRUTTURATO SU QUESTE MIE CAPACITA’.
Oggigiorno quanto e come si deve allenare un atleta per raggiungere ottimi risultati nelle competizioni e per essere considerato un valido atleta di kumite?
LA RISPOSTA PRINCIPALE E’ CHE DEVE ALLENARSI “BENE”, PERCHE’ LA QUANTITA’ DI ALLENAMENTO SENZA QUALITA’ NON TROVA CONSENSI IN NESSUNA DISCIPLINA SPORTIVA. FATTA QUESTA PREMESSA POSSO CONSIDERARE UN BUON ATLETA UN KARATEKA CHE SI ALLENA ALMENO 4 VOLTE PER LA PREPARAZIONE TECNICA E 2 PER LA PREPARAZIONE FISICA.
Parliamo dei bambini. Il Karate in generale è una disciplina complessa, come vanno preparati i più piccoli per le competizioni? Con loro è meglio puntare a dei risultati immediati o a lunga scadenza?
SICURAMENTE SI DEVE PUNTARE A RISULTATI DI LUNGA SCADENZE. BISOGNA PREOCCUPARSI DI ALLENARE IN MANIERA ACCURATA LA PARTE DI PREATLETISMO DI CUI NECESSITA UN BAMBINO NELLA FASE EVOLUTIVA CHE NE E’ TOTALMENTE PRIVO. PRECOCIZZARE ALCUNI ELEMENTI NON HA MAI PORTATI A GRANDI RISULTATI IN NESUNNA DISCIPLINA SPORTIVA.
Al di là dei risultati dei propri atleti, quali requisiti e quali conoscenze deve avere attualmente un tecnico per essere considerato valido?
SICURAMENTE IL RISULTATO DEI PROPRI ATLETI E’ UN BUON PARAMETRO DI VALUTAZIONE, PERCHE’ IL RUOLO DEL TECNICO E QUELLO DI “SAPER FAR FARE E NON DI SAPER FARE”, DETTO QUESTO LA CONOSCENZA CHE BISOGNA AVERE E’ IN PIU’ CAMPI, E VANNO DALLA CONOSCENZA TECNICA SPECIFICA ALLA CONOSCENZA NEL CAMPO DELLA PREPARAZIONE ATLETICA E NELLA CONOSCENZA NEL CAMPO NEUROCOGNITIVO. NON BISONGA SOTTOVALUTARE L’ASPETTO PSICOLOGICO DELL’ATLETA.
Che consiglio ti senti di dare ai ragazzi che vorrebbero seguire le tue orme?
PERSEVERANZA NEL VOLER RAGGIUNGERE OBIETTIVI PREFISSATI E NON MOLLARE ALLA MINIMA DIFFICOLTA’.
Hai combattuto con i più grandi atleti del tuo periodo, hai calcato i tatami di tutto il mondo, hai avuto tante soddisfazioni, ma quanto ti è mancata la partecipazione ai giochi olimpici?
HAI TOCCATO UN TASTO DOLENTE!!! IN EFFETTI NON AVER PARTECIPATO AD UNA VETRINA COSI’ IMPORTANTE E’ SICURAMENTE LA COSA PIU’ NEGATIVA DELLA MIA CARRIERA AGONISTICA. SICURAMENTE QUESTO PERCHE’ HAI LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE IN GRADO DI SALIRE SU DI UN PODIO OLIMPICO, CON TUTTE LE CONSEGUENZE MEDIATICHE DEL CASO, COME TUOI COLLEGHI DI ALTRE DISCIPLINE SPORTIVE.
Ci sono delle persone, degli insegnanti che senti di dover ringraziare per essere arrivato dove sei ora?
HO AVUTO LA MIA CRESCITA AGONISTICA DALLE MANI DEL PROFESSORE ASCHIERI, QUINDI DEVO PRINCIPALMENTE RINGRAZIERE LUI PER QUESTO E POI UN PO’ DI MERITO LO DEVO RICONOSCERE A ME STESSO PERCHE’ IN PRATICA MI SONO SEMPRE ALLENATO DA SOLO, CON PROGRAMMI FEDERALI, QUINDI HO DOVUTO SEMPRE STUDIARE E PROVARE COMPORTAMENTI TATTICI FACENDO TESORO DI QUELLO CHE ACCADEVA NELLE MIE GARE.
In conclusione. Quali sono i tuoi obiettivi per il tuo futuro da tecnico?
NON HO UN OBIETTIVO IN PARTICOLARE SE NON QUELLO DI DARE A PIU’ ATLETI POSSIBILI GRANDI SODDISFAZIONI AGONISTICHE E NON.
Grazie per la tua disponibilità e complimenti per tutto.
GRAZIE A TE.
Un’altra intervista molto interessante di Gennaro la trovate quì, questa volta la tematica è su come si diventa campioni:
http://www.comunicati-stampa.net/com/cs-16358
Karate: speciale Kumite.
Oggi abbiamo l’onore e il piacere di intervistare un personaggio italiano famoso in tutto il mondo grazie alle sue tecniche di gamba, un vero e proprio tiratore scelto. Un atleta che ha aiutato senza dubbio il Karate da competizione ad evolversi e a raggiungere i massimi livelli di spettacolarità: il grande Davide Benetello.
Ciao Davide, benvenuto su Karate Mag, come vanno le cose?
Molto bene Grazie, mi sono sposato il 22 Settembre con la mia compagna Debora, il libro della mia biografia prosegue bene e sto’ costruendo la mia casa. Un periodo duro ma ricco di soddisfazioni. Inoltre se ci aggiungi che gli stage dove sono richiesto sono in aumento, significa che il mio lavoro è apprezzato e ne vado fiero.
Parliamo dei tuoi inizi, che cosa ti ha attirato verso il mondo del Karate e del Kumite?
Semplicemente la curiosità,e qualche scena di film di arti marziali. Quello che più importa in questo caso è quello che mi ha trattenuto: un bravo maestro, dei validi programmi e un gruppo di ragazzi motivati a crescere.
Quando eri un ragazzo alle prime armi, chi erano i tuoi punti di riferimento in campo agonistico?
Quali erano i campioni che ammiravi di più?
Ti sembrerà strano, ma non avevo punti di riferimento, non guardavo videocassette di competizioni importanti e non conoscevo neanche i campioni dell’epoca, solo nel maggio del 1988 sono andato a vedere i Campionati Europei di Genova e li ho capito cosa fosse il Karate o meglio il Kumite e dove volevo arrivare.
Il 16 dicembre scorso a Nuvolera (Bs) hai dato ufficialmente l’addio alle gare con una festa. Come ci si sente dopo molti sacrifici, impegni e rinunce, a dover lasciare il mondo che per anni ti ha visto protagonista?
Dura, durissima, ma la mia carriera agonistica è durata 20 anni, e ho vinto tutto quello che si poteva vincere, alcune volte ho anche rivinto. All’età di 34 anni, ho ritenuto che fosse ora di staccare la spina.
Secondo te chi ha raccolto la tua eredità sul tatami? Chi potrà lasciare un segno particolare grazie alle sue doti come hai fatto tu?
Molti atleti in questo momento sono veramente bravi e sicuramente Stefano Maniscalco nei pesi massimi e’ il testimonial dello spettacolo sul tatami. Mi piace anche ricordare che la costanza negli anni e’ sinonimo di Campione, in questo fanno da padrone i vecchi lupi del tatami come Loria,Ortu, Leal, Sabanovich…
Quali sono attualmente gli atleti che ti piacciono di più del panorama internazionale?
A mio avviso negli ultimi anni il livello del Karate internazionale è calato, la colpa principale di questo è l’eslusione dai giochi olimpici avvenuta nel luglio 2005. Penso che se il Cio ammettera’ il Karate nel programma olimpico 2016 ci sara’ un incremento di interesse e di livello. Alcuni atleti, comunque restano dei fuoriclasse! Gennaro Talarico, Maniscalco, Loria, Guerunov, Otto, Pinna, Agahiev, Busa’ e Ortu e molti altri ancora, vincerebbero in ogni epoca.
La tua tecnica più famosa e più temuta dai tuoi avversari è sicuramente l’uramawashi da gamba posteriore, tanto è che ti sei guadagnato il soprannome di “The King of Uramawashi”. Quanto hai dovuto lavorare per crearti una “special tecnique” di quel livello?
Il mio allenamento è sempre stato costante negli anni e durissimo negli anni in cui puntavo al titolo Europeo e Mondiale. Per creare una “special tecnique” bisogna allenare tutto il Karate con particolare attenzione alla catena muscolare interessata al gesto specifico….fino ad un certo punto, perchè bisogna ricordarsi che il troppo storpia e ripetere un movimento all’infinito perde nel tempo la sua istintività naturale. La cosa più importante è l’esecuzione della tecnica, la ferrea convinzione che stiamo eseguendo una tecnica che sta andando a bersaglio!
Quanto è importante nel Karate moderno la componente fisico-atletica?
Tanto, tantissimo, ma e’ altrettanto importante saper combattere, anzi sicuramente molto piu’ importante la tattica e la scelta di tempo. La preparazione atletica è fondamentale per un campione che oramai possiede una ottima tattica e tecnica, ma è di secondo piano per chi ancora la tecnica deve masticarla bene.
Quanto conta la fantasia in un atleta di Kumite?
Molto per diventare un fuoriclasse, ma non e’ indispensabile per diventare un buon combattente.
Come si allena un atleta per arrivare ai tuoi livelli?
Si allena due volte al giorno e almeno Dieci volte alla settimana, per due ore ad ogni seduta di allenamento.Il tutto divi so tra Karate, preparazione atletica e preparazione con i pesi.
Sappiamo che stai scrivendo un libro, ce ne vuoi parlare?
Certo, anche se non voglio dirvi molto. Sara’ una Biografia scritta da Daniele Benvenuti, in cui all’interno ci sara’ di tutto su di me e anche “forse
” Karate!
Ci racconteresti un episodio divertente della tua vita da atleta?
Voglio farvi una sorpresa………….leggete il libro !!!! Uscira tra Natale e Gennaio!
Nel corso della tua carriera agonistica qual è stata l’emozione più grande che hai avuto sul tatami?
Quando ho vinto la medaglia di rrozo contro il Francese Balde ai Mondiali di Rio de Janeiro 1998, dopo un recupero da 4 a 0 per lui a 6 a 5 per me. Uscendo dal tatami abbracciai mio padre in lacrime. Fu bellissimo!
Quali sono stati gli avversari in gara che hai stimato di più sia come atleti che come persone e amici?
I miei avversari storici sono stati il Francese Chardieu e il Francese Balde’, avversari con i quali sono rimasto buon amico anche fuori dal tatami.
Hai fatto parte per anni di uno dei gruppi sportivi militari più importanti e prestigiosi d’Italia, le Fiamme Gialle. Come vedi questa decisione di non arruolare più atleti per il Karate?
Una cosa assurda, motivata solamente dal fatto che il Karate non è uno sport Olimpico, ma lo sarà certamente ! Spero solo che quando il Cio nel 2009 voterà per il Karate olimpico, le Fiamme Gialle apriranno di nuovo i battenti. Nel nostro gruppo c’era un grido di battaglia ” Fiamma Gialla ancora una volta, Fiamma Gialla per tutta la vita !”
Cosa ricorderai con piacere e che cosa ti mancherà di quel gruppo?
Ricorderò per tutta la vita di aver fatto parte del gruppo più forte del mondo del karate e di esserne stato il capitano e mi mancherà la voglia di allenarsi e vincere e lo spirito di gruppo che si respira in quell’ambiente!
Che cosa ti hanno dato e cosa ti hanno trasmesso nel corso del tempo i tuoi insegnanti e allenatori?
Sono sempre stato un atleta ed una persona che sa ascoltare e cerca di capire i vari problemi visti da varie angolazioni, tutti i miei allenatori mi hanno dato qualcosa per diventare la persona che sono ora, nella palestra prima e nel gruppo sportivo dopo, questo argomento sarà molto più approfondito nel mio libro!
Quale consiglio daresti oggi ad un giovane praticante che sogna di imporsi nelle competizioni come hai fatto tu?
Costanza, pazienza, volontà, lungiumiranza e una marea di umiltà!
Parliamo del sogno di ogni sportivo. Quanto ci avresti tenuto a partecipare ai Giochi Olimpici?
Ho versato lacrime ad ogni cerimonia di apertura dei molti giochi olimpici ai quali avrei potuto partecipare in 20 anni di carriera! Darei tutte le mie medaglie ad eccezione del titolo mondiale per una qualsiasi medaglia olimpica.
In conclusione. Come vedi il Davide Benetello del futuro?
Sai che non lo so’ ! Sono comunque molto positivo! Penso e spero di essere anche un buon tecnico! Collaboro con molte palestre e anche con nazioni straniere, sai come si dice….”Se son rose…fioriranno”!! La vita extra Karate va anche molto bene, mi sono sposato recentemente e sto finendo la costruzione della mia casetta!
E in vece il Karate del futuro?
Lo vedo molto bene solo se il Karate diventerà Olimpico e se i nostri vertici politici permetteranno ai liberi imprenditori di entrare in questo mondo con la possibilità di organizzare eventi bypassando la nostra burocrazia!
C’è qualche cosa che non ti abbiamo chiesto di cui vorresti parlare?
Questa intervista è stata molto profonda e più o meno ho parlato di tutto quello che è il mio mondo…una cosa ancora, mi piace da impazzire, anche se non sono Maradona, giocare a calcetto!
Saluti e ringraziamenti.
Grazie a te Pierluigi, valido karateka e personal Web Master, per avermi dato la possibilità di dividere con gli altri le mie sensazioni e le mie esperienze nel mondo del Karate! Un abbraccio Davide Benetello!
Grazie per la disponibilità e la cortesia che da sempre ti ha distinto da atleta e ora da docente.






